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CONSELVE NEWS 22.07.08

CONSELVE

Cosecon. Giopp e Ruzzon contro l'affossamento. PD: "via subito Regione e Provincia".


Dai piccoli uffici di via Boito 12 a Conselve alla prestigiosa sede di palazzotto Widmann di Bagnoli di Sopra. La storia di Cosecon spa è la storia degli ultimi 20 anni del territorio conselvano, che ha visto l'iniziale piccolo consorzio per lo sviluppo trasformarsi in una potente spa. Dopo anni di attività ora la Cosecon e le sue società satellite stanno attraversando forse il periodo più difficile. Le complesse indagini della Guardia di Finanza, le accuse di truffa e concussione, l'arresto di Giancarlo Dalla Libera e le perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni dei funzionari sono infatti la storia di questi ultimi tre giorni. Una storia che ha macchiato indelebilmente la società, compromettendone in modo tangibile la gestione e il possibile futuro.vicende passate legate alla gestione rifiuti e all'importante ramo della distribuzione gas metano sembrano oggi ben poca cosa nei confronti di quanto viene ora imputato ai vertici della locale spa. Accuse gravissime che potrebbero portare alla messa in liquidazione della stessa Cosecon in tempi molto brevi. Addirittura tre o quattro anni. "La procedura di liquidazione diventa ineludibile se mancano la compattezza degli azionisti e la disponibilità delle banche. Se tutti adesso vogliono scappare e abbandonare la nave non c'è altra via d'uscita" - è l'amaro sfogo dell'attuale presidente Paolo Giopp - "Se ognuno guarda al proprio orticello è logico che non andremo da nessuna parte, specie adesso che serve lavorare e recuperare credibilità con clienti, fornitori e istituti di credito. Quando nel 2006 sono stato nominato presidente della Cosecon non solo ero spaesato dall'incarico, ma facevo fatica a trovare materialmente la sede. In questi due anni però ho imparato a conoscere la società e ho capito che tante cose buone per il territorio le ha fatte, e sta continuando a farle. Per il momento continueremo sulla nostra strada. Il 7 di agosto vi sarà l'assemblea per l'approvazione del bilancio e poi a settembre la presentazione del nuovo statuto. In quella occasione credo che il consiglio di amministrazione si presenterà dimissionario e valuteremo l'ipotesi di costituirci parte civile per chiedere i danni. Esattamente come qualche mese fa abbiamo fatto di fronte al caso della Trasporti Ecologici".
E per evitare l'affossamento della società si sta muovendo anche Antonio Ruzzon, sindaco di Conselve che è il comune con la maggioranza relativa tra gli azionari. "Esprimo solidarietà a coloro che sono oggetto delle attenzioni della magistratura" - ha dichiarato Ruzzon - "ma nel contempo mi auguro che gli inquirenti non tralascino nulla dell'attività investigativa, in maniera da fare chiarezza assoluta. Per quel che concerne la Cosecon adesso si trova in stand by. Sto operando una ricognizione presso i colleghi sindaci per verificare la volontà politica di aprire un confronto sulle necessarie modifiche da operare a livello di organico e di strategie industriali. È indubbio che Cosecon abbia cambiato il volto del conselvano in termini di infrastrutture e di progressi occupazionali. Sarebbe un peccato perdere quanto sin qui costruito, anche perché da molto tempo la società ha valicato i confini del locale per gettarsi in importanti operazioni a carattere regionale". Per Ruzzon, insomma, è prematuro e delicato parlare di affossamento. Invocando la calma ritiene che la soluzione migliore sia un attendo vaglio della situazione, indipendentemente dai risultati finali delle indagini e dalle posizioni di chi ormai etichetta la Cosecon come un inutile carrozzone. "La società è solida" - continua il sindaco di Conselve - "ha una sua credibilità nonché un consistente patrimonio. Ed è da questi due importanti elementi che deve partire la sua rinascita, indispensabile per evitare una crisi sì locale ma che potrebbe portare a conseguenze di ben altra ampiezza".
Ma all'appello di Paolo Giopp a non lasciare Cosecon in balia delle vicende giudiziarie e ai tentativi di Ruzzon fa eco la richiesta avanzata dall'onorevole Alessandro Naccarato, deputato e componente dell'Esecutivo del Partito Democratico veneto, e dal coordinatore provinciale di Padova Fabio Rocco. In un comunicato stampa diffuso nel pomeriggio di ieri non usano mezzi termini i due esponenti del PD. La Regione Veneto e la Provincia di Padova escano subito dalla Cosecom, Questo ciò che appare più di un auspicio. Per Naccarato e Rocco, infatti, la notizia di sei arresti nell'ambito dell'indagine della magistratura sulla Cosecon Spa conferma le critiche più volte avanzate sulla gestione della società e apre interrogativi preoccupanti sul livello di degenerazione raggiunto. "Va ricordato in particolare il ruolo negativo svolto dalla Cosecon nei settori rifiuti ed energia e nel governo del territorio" - denunciano i funzionari del PD - Cosecon"territorio dove, in aperta violazione delle norme sulla trasparenza e sulla concorrenza, alcuni soggetti privati sono stati favoriti in avventurose operazioni di compravendita, e molti comuni sono stati espropriati delle loro funzioni. La Cosecon inoltre è stata il punto di riferimento e il motore di una rete di società create ad arte per costruire un sistema clientelare di affari e di distribuzione di contributi pubblici. Questo sistema ha penalizzato i comuni e i cittadini che spesso ricevono servizi scadenti a costi elevati".di crisi si sente parlare da più parti. I primi su cui sono ricaduti gli effetti dell'operazione giudiziaria sono stati i circa cinquanta operai della ditta Garofolin, il soggetto privato indicato come il partner favorito per la concessione dei subappalti. "L'attività è praticamente bloccata" - dichiara Gilberto Baratto, sindacalista della Cisl che sta seguendo i lavoratori - "con l'acquisizione dei documenti della ditta da parte della Guardia di Finanza si sono di fatto arrestati tutti i cantieri e al momento non sappiamo quando gli operai potranno lavorare. Sono ferie obbligatorie, di cui però avremmo fatto volentieri a meno, trattandosi di cinquanta famiglie che per la maggioranza vivono delle buste paga di Garofolin".



Massimo Bottaro


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